San Saba Archimandrita: il patrono del paese

Immagine di San Saba Archimandrita
San Saba Archimandrita: il patrono del paese

Sebbene l'episodio sia ammantato da un alone di leggenda, si fa generalmente risalire l'origine storica del paese di Santo Saba al ritrovamento in mare di una statuetta raffigurante San Saba Archimandrita, che da quel giorno divenne il santo protettore del villaggio, dandone altresì il nome.

Saba nacque nel 439 a Mutalasca, nel territorio di Cesarea in Cappadocia (attuale Kayseri in Turchia) sotto l'Impero romano d’Oriente, da una benestante famiglia cristiana. Compiuti gli studi presso il Monastero di Flavianae, contro la volontà paterna che lo voleva avviato alla carriera militare, a soli 18 anni decise di dedicarsi al monachesimo, giungendo in Terrasanta e dedicandosi all'eremitismo sotto la guida spirituale del monaco Eutimio.

Dopo la morte del suo maestro, Saba si ritira verso Gerusa­lemme, in una grotta impervia nella valle del Cedron, che si raggiungeva per mezzo di una scaletta fatta con funi. Quella scaletta, a quanto sembra, rivelò il suo nascondiglio ad altri monaci desiderosi di solitudine, tale che in breve tempo si creò intorno a lui un’aggregazione monastica che prese il nome di "Grande Laura". Nel 492, Saba venne anche ordinato sacerdote e poco dopo archimandrita, ossia capo di tutti gli anacoreti di Palestina. Tuttavia il santo di Mutalasca era un capo severo che non accettava deroghe alla disciplina: ciò determinò dei dissidi in capo ai suoi seguaci, per cui Egli preferì allontanarsi in esilio volontario, fondando una "nuova laura" a Gadara (regione dell'attuale Giordania).

Fu però presto richiamato dal Patriarca di Gerusalemme, poiché era necessaria una personalità forte per contrastare la dilagante teologia monofisita e difendere la dottrina sulle due nature del Cristo, sancita nel 451 dal concilio di Calcedonia. Per tale ragione fu inviato a Costantinopoli per tentare di convincere l'imperatore Anastasio a rinunciare al monofisismo, nel vano tentativo anche di farlo riconciliare col Patriarca Elia.

L'ultima volta che San Saba si recò nella capitale bizantina fu il 530, quando, ormai a 91 anni, affrontò un faticoso viaggio per difendere i palestinesi da una dura tassazione punitiva, intercedendo con successo nei confronti dell'allora imperatore Giustiniano. La popolazione lo venerava già da vivo come un santo ed a lui gli si attribuiva un intervento miracoloso contro i danni di una durissima siccità. Quando morì, il 5 dicembre 532, dopo una lunga malattia sopportata con pazienza e rassegnazione, l'intera regione volle onorarlo con splendidi funerali. Canonizzato da subito, il suo corpo fu trasportato prima a Venezia e poi a Roma, per essere poi restituito nel 1965 da Paolo VI al Monastero di Mar Saba.

A Roma nella metà del VII secolo sorsero sull'Aventino, per opera di monaci greci, un monastero e una basilica a lui dedicati, che danno il nome all'intero quartiere. Mentre nella piccola parrocchia di San Saba a Messina, il santo di Mutalasca viene commemorato ogni 5 dicembre con la tradizionale benedizione delle mele; a Lui è anche dedicata una spettacolare festa popolare nella terza settimana di agosto, con la processione della sua statua tra le vie del paese.

I simboli della statua di San Saba: il bastone, la mela ed il leone

La statua di San Saba
La statua di San Saba

I simboli che caratterizzano la statua di San Saba presente nella Chiesa del villaggio sono il bastone, la mela ed il leone. Mentre il significato del primo emblema è giustificato dalla vocazione pastorale del santo, capo di una delle più grandi aggregazioni monastiche dell'antichità cristiana orientale, gli altri due simboli sono legati a due particolari episodi della sua vita.

Il primo di questi si verificò quando Saba, ancora molto giovane, si trovava al Monastero di Flavianae. Un giorno vide una mela particolarmente attraente, la staccò dall’albero e fece per addentarla, ma poi si ricordò del peccato originale commesso da Adamo ed Eva e si fermò. A quel punto gettò la mela a terra e la calpestò, dandosi da quel giorno il divieto di mangiare mele sino alla morte.

L'altra vicenda che riguarda il simbolo del leone avvenne quando Saba, ormai anziano e contestato dai suoi discepoli, si diresse nella regione di Scitopoli, l'attuale Beit She'an in Israele, vicino Gadara in Giordania, dove avrebbe fondato di lì a poco la "nuova laura". In quella località il santo si esiliò per qualche tempo rifugiandosi in una grotta abitata già da un leone. Sin dalla prima notte l'animale tentò di cacciare il vecchio monaco, una prima volta afferrandolo per la tunica mentre dormiva e cercando di trascinarlo fuori. Ma Saba, svegliatosi, si mise semplicemente a recitare l'ufficio notturno, tale che fu il leone ad uscire dalla grotta ad aspettare. Terminata la preghiera, il monaco si distese nuovamente, quando il leone provò una seconda volta a spingerlo fuori. A questo punto Saba si rivolse all'animale dicendogli che la grotta era abbastanza grande per ospitare entrambi, in quanto entrambi figli di Dio, invitandolo ad andarsene qualora non avesse voluto. Dopo queste parole, il leone, colto da reverenza, si allontanò, lasciando al sant'uomo la caverna.

La preghiera a San Saba

Ecco la preghiera dei santosaboti in onore del patrono del proprio villaggio, San Saba:

« O grande nostro protettore S. Saba, voi che avete fedelmente servito Gesù su questa terra, siete andato a godere eternamente del Paradiso, otteneteci tutte le grazie a noi necessarie.
Concedeteci il dono della fede, da voi tanta difesa.
Infondeteci nel nostro cuore l'amore verso Gesù Eucaristia, come l'aveste voi. Insegnateci a vivere cristianamente secondo la legge di Dio e i precetti della Chiesa.
Proteggete e assistete o S. Saba, le nostre famiglie, la nostra contrada e fate, o nostro protettore, che dopo questa vita ci possiamo unire con voi nella celeste beatitudine del Paradiso.
Così sia.
»

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