LA PESCA AL TOTANO - La pesca comunque più praticata a San Saba, già nel passato ma soprattutto attualmente, è quella al totano, mollusco marino della famiglia dei cefalopodi, dall'ottima carne, molto simile al calamaro.
La tecnica di cattura utilizzata dai pescatori del villaggio è tuttora quella tradizionale con ciò che dialettalmente viene definito "u lonthru". Quest'ultimo consiste sostanzialmente nella tipica totanara piombata con un grosso ciuffo d'ami robusti, dotata di catturante mini lampadina interna, il tutto legato ad una lenza avvolta su una tavoletta di sughero o di legno. Questo genere di pesca si pratica normalmente nel periodo estivo, uscendo in barca tra il tardo pomeriggio e l'alba. Si cala in acqua e si recupera ripetutamente la lenza con un movimento lento e cadenzato; quando si avverte un appesantimento sul filo significa che il totano "ha abboccato" ed allora, dopo aver dato uno strappo deciso, con ritmo veloce e costante si issa la preda sulla barca. Come si può notare, si tratta di una tecnica dai sapori molto antichi, sia nella pratica che negli strumenti, ma ancora molto redditizia e suggestiva.LA PESCA CON LA SCIABBICA - In passato la più grande fonte di reddito nel periodo invernale per gli abitanti di San Saba era costituita dalla pesca con la "sciabbica". Quest'ultima, il cui nome deriva dall'arabo "Sciabaka", è una grande rete a circuizione, che può raggiungere la lunghezza di circa un chilometro. Con essa si possono catturare vari generi di pesci, tra cui le occhiate o le squisite ope; particolare era poi l'utilizzo di questa tecnica per la cattura delle ricciole, in quanto veniva praticata di notte, solo nel mese di giugno ed alle Montagne di sabbia: diveniva così un vero e proprio evento, carico di grande suggestione, per tutti gli abitanti del villaggio. Generalmente, comunque, la pesca con la sciabbica avveniva di giorno, tra agosto e marzo, e richiedeva l'intervento di circa venti pescatori e due barche. Queste ultime, l'una più grande, detta "della sciabbica" e l'altra più piccola detta "bozzetto", avevano il compito di calare la rete in mare e distenderla a mo' di sacco, affinchè, poi, dalla costa due squadre di pescatori la potessero tirare a mano da entrambi i lati, aiutandosi con le "cuddhane", ossia fasci di tela indossate a tracolla. La pesca con la sciabbica fu esercitata nelle acque di San Saba sino a metà circa degli anni 80, quando le limitazioni operate da una legge per la ripopolazione della fauna marina non ne proibirono di fatto la pratica; resiste, tuttavia, sia pure per pochi mesi l'anno (febbraio-aprile) e tirandolo direttamente dal mare, nel rispetto della normativa vigente, l'uso dello "sciabbacheddu" , una rete del tutto uguale alla sciabbica, ma più piccola e particolarmente adatta alla cattura della neonata di sardina o di cicirella.


